

Da quando abbiamo cominciato a fare i conti con il disastro della xylella, ci ripetiamo sempre la stessa domanda: come si ricostruisce un paesaggio? Non solo quello fatto di alberi, caseddhe e tratturi, in quelle campagne che il disseccamento e gli incendi ci rendono ogni giorno più irriconoscibili. Ma quel paesaggio fatto di relazioni che ci rende vivi ogni giorno. Relazioni tra persone certo, ma più in generale con il territorio in cui ci muoviamo. Dove la nostra identità cambia al nostro cambiare.
Come si ricostruisce un paesaggio? Ce lo chiediamo lungo tutti i percorsi che stiamo portando avanti nei Paduli. Attraversa La buona mensa dei bambini, i campi che stiamo tornando a coltivare nel Bosco del Parco e l’Osteria Sociale. Attraverserà tutti gli atti di cura che ci siamo prefissati di avviare.
Attraversa anche la Scuola Popolare di Paesaggio. Nata con il progetto “Il Paesaggio che sono io” dei Comuni di San Cassiano e Botrugno, con il finanziamento del Ministero della Cultura.
Abbiamo capito una cosa: se il paesaggio viene costruito dalle relazioni tra le persone, allora piantare nuovi alberi non basta. È lo stesso ragionamento che facciamo quando parliamo di cibo. La buona mensa non nasce per servire pasti ma per orientare le produzioni agricole. Le produzioni agricole modellano il territorio e il territorio, a sua volta, influenza il modo in cui viviamo.
Lo raccontiamo sempre: ogni volta che mangiamo stiamo scegliendo anche il paesaggio che vogliamo costruire.
Il sei giugno vi aspettiamo a Terra Matta Talk. CLICCA QUI Sarà l’occasione per estendere lo stesso ragionamento anche ad altro. Come costruiamo le nostre case? Come utilizziamo gli spazi rurali? Come e cosa insegniamo ai nostri bambini? Come produciamo benessere?
Faremo il punto su “Santi Paduli” e “Il Paesaggio che sono io”, che nel Parco stanno attivando una vera e propria strategia integrata di cura di una terra degradata dalla xylella. In tempi in cui sembra mancare una visione di prospettiva, a queste latitudini la proposta parte dalla consapevolezza degli abitanti, il valore delle relazioni e il legame profondo tra persone, territorio e cultura.
Sarà un dialogo tra cittadini, famiglie, scuole, aziende agricole, educatori, amministratori, professionisti e più giovani. Condivideremo e daremo valore a un processo costruito nel tempo grazie all’impegno di una rete ampia e trasversale che si sta interrogando su come “costruire”, “coltivare”, “abitare” e “nutrire” un nuovo paesaggio.
Nei Paduli sta prendendo forma un vero e proprio patto di comunità, in cui ciascuno è chiamato a riconoscersi come parte attiva del paesaggio: non semplice fruitore di un luogo ma persona che lo attraversa, lo vive e lo accudisce quotidianamente attraverso pratiche sostenibili e relazioni di prossimità.